



per attore, soli, coro e orchestra
di Vincenzo Liguori • (1996)
La Cantata dei Fantocci è un requiem profano.
A parte l’impiego del latino e la consueta suddivisione in sezioni musicali (Requiem aeternam, Kyrie, Dies irae, Tuba mirum, ecc.), null’altro accomuna quest’opera alla tradizionale Missa pro defuntis.
Neppure il confronto fra testi poetici di diversa origine o ispirazione è un espediente originale. Prima di me, altri compositori (Brahms, Weill, Britten, De Simone, Jenkins…) hanno osato lo spregiudicato confronto linguistico tra la dimensione sacro-religiosa del latino e quella popolare delle lingue volgari. Ciò che distingue questa Cantata–Requiem da opere simili, dunque, è la destinazione: non una celebrazione dei morti, ma un monito rivolto ai superstiti e alla loro residua coscienza.
Il titolo dell’opera richiama una struggente lirica di T. S. Eliot – The hollow men (Gli uomini vuoti) – in cui l’uomo è impietosamente paragonato a un fantoccio dalla testa impagliata. A questa anomala figura e alla poetica eliotiana si ispira costantemente la Cantata tanto nel suo sviluppo sonoro quanto nella tessitura testuale.
Dal punto di vista musicale la Cantata dei fantocci si colloca nel solco della tradizione ed è pertanto densa di richiami a melodie, cadenze o passaggi armonici modali oppure più stilisticamente vicini al blues, al jazz o alla foma-canzone.
La partitura, invece, accanto ai tradizionali coro e orchestra, affianca un quartetto di strumenti nel quale risalta il timbro di un sax, e due voci soliste (una maschile e una femminile). Tutto loro è il gioco di intersezioni, fusioni e contrasti tra i distinti gruppi strumentali e vocali, così da assecondare ora lo iato, ora la più intima continuità linguistico-semantica dei testi.
Infine, alla voce di un attore – che legge frammenti da Julien Benda (Il rapporto di Uriele) e una poesia di Bertolt Brecht (Commiato) – è affidata l’omiletica dell’opera. A lui spetta il compito di commentare e ampliare, quasi da saccente intruso, l’indagine sulla realtà e la condizione esistenziale degli uomini-fantoccio.
1ª esecuzione assoluta: 8 maggio 1998 – Centro Ester (Ente morale) – Napoli
Coro: Mystryum Vocis
Direttore del coro: Rosario Totaro
Voci soliste: Daniela del Monaco (alto), Rosario Totaro (ten)
Quartetto “jazz”: Antonio Graziano (sax), Gianni Gambardella (pianof.), Antonio Pepe (contrab.), Renato De Angelis (batteria)
Orchestra: I Symphoniaci
Direttore d’orchestra: Francesco D’Ovidio
Attore: Ciro Pellegrino
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