Dal Panopticon | Scritture

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Greta Garbo in “Anna Christie” (1930)

Anna delle fonde

opera-concerto per voci soliste, attore ed ensemble strumentale
[liberamente ispirata ad Anna Christie di Eugene O’Neill]

di Vincenzo Liguori • (2003)

Il porto, gli attracchi, il mare e soprattutto la costante presenza della nebbia, fanno da sfondo alla tragica storia di Anna: una prostituta che, nelle fonde, vive la sua esistenza di margine al confine tra terraferma e acqua salata.

La sua è una storia di lontananze, ricordi sbiaditi e aneliti di libertà subito annegati nella constatazione della sconfitta e dell’insuccesso.
L’opera la ritrae nell’ultima sera della sua vita, la sera in cui il suo riscatto, ossia il suo affrancarsi dalla condizione di cosa o di merce, diventa anche il suo estremo sacrificio. È la sera in cui, immolandosi, Anna si fa finalmente altro, diventa sacromito. La sua fine la sottrae al “mondo delle cose” per dimensionarla in quello del divino. Per questo Anna delle fonde potrebbe definirsi anche “opera sacra”.

Il suo gesto volontario acquista perciò il senso di una prova esplicita, segno decifrabile che si oppone alla spettrale inconsistenza della nebbia e la vince. Il suo atto estremo, lungi dall’essere puro capriccio o sofferta ribellione, diventa così dono di libertà che si palesa con l’improvvisa e definitiva scomparsa della spessa coltre bianca che imprigiona la fonda, il porto e opprime le coscienze dei personaggi.

Sebbene lontano dal plausibile “happy end” verso cui Eugene O’Neill (1888-1953) lentamente lo avvia, il personaggio di Anna riprende quello omonimo del lavoro teatrale Anna Christie che il commediografo americano portò in scena nel 1920 e cui, seppure non pedissequamente, Anna delle fonde si ispira.

Dal punto di vista scenico, un solo attore, nel ruolo del marinaio, evoca l’indimenticabile incontro con la protagonista e ne svela i desideri e le passioni. Un ensemble strumentale e tre cantanti sempre in scena, contrappuntano melodicamente il flusso di ricordi e di emozioni che ancora uniscono il marinaio-attore alla memoria di Anna.

[V. L.]

Relativamente all’argomento dei moli e degli approdi trattato in Anna delle fonde, leggi anche la Piccola fenomenologia del porto che fu scritta per la prima rappresentazione assoluta dell’opera e distribuita in sala ad esclusivo intrattenimento dello spettatore.

Organico dell’opera

Cantanti: Rosario Totaro (ten), M. Grazia Schiavo (sop), Valentina Varriale (sop)
Attore: Maurizio Azzurro
Direzione musicale: Francesco D’Ovidio
Messa in scena: Roberta Sandias
Ensemble strumentale: Antonio De Matola (flauto); Antonio Graziano (clarinetto e sax); Ciro Mozzillo (clarinetto), Vincenzo Leurini (tromba), Marco Doti (fisarmonica), Gian Lucio Esposito (chitarra), Claudio Borrelli (batteria e percussioni), Giampaolo Nigro (violoncello), Carmine Sanarico (contrabbasso), Francesco D’Ovidio (pianoforte)

Selezione audio *

01. Canzone di Anna
02. Canzone della precarietà
03. Preghiera
04. Canzone delle speranze perdute
05. Requiem

(*) Registrazione effettuata dal vivo

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