In spiaggia (quasi) #12

L’idea di dirottare l’accidia sopraggiunta post meridiem al perimetro pavimentato di una piscina pubblica costruita nel verde di una pineta anziché alla solita spiaggia dove schiuma la teppa in mutande dei bagnanti luglienghi, mi era sembrata clamorosamente propizia.

Benché l’acqua clorata – dicono – preservi da possibili infezioni o dal contatto con fastidiosi agenti patogeni, non avevo nessuna intenzione di immergermi nell’acquitrino azzurrognolo nel quale altri prima di me hanno proditoriamente svuotato le loro vesciche, hanno immerso i loro corpi sudaticci, i piedi morchiati e le fetide pudenda. L’intenzione che m’ingiungeva era soltanto quella di trascorrere qualche ora di solitario abbandono e recuperare l’entusiasmo improvvisamente perduto prima di ritornare all’ossessione dei libri e a quella dei pensieri.

La posizione ai bordi della vasca che il bagnino mi indica non è quella che desidero, perciò me ne scelgo un’altra più solinga, distante dagli spruzzi d’acqua e dai tuffi e dagli schiamazzi insopportabili di quattro mocciosi sempre quattro di troppo ovunque io vada. In più, qui sono confortato da un fresco refolo di vento che attenua l’afa di queste ore pomeridiane, quelle in cui i vecchi riposano e i neonati dormono tra le braccia premurose delle madri.

Ai plebei triclini d’alluminio sui quali oggi i bagnanti (specie umanoide di dubbia collocazione antropologica) stravaccano le membra rese collose dagli unguenti protettivi, preferisco la seduta patrizia di una sedia.

Dinanzi a me, al lato opposto dal quale le osservo, due ottuagenarie abbronzate di tutto punto sono mollemente distese, come cetacei spiaggiati, sui loro rispettivi lettini. Hanno gli occhi puntati al display del cellulare alla ricerca compulsiva di qualche pettegolezzo, fotografia o prosaica bassezza da commentare. E in me sopraggiunge il pensiero della mia prossima e sempre più vicina vecchiaia. Se alla loro età sarò ridotto in quelle condizioni – dico a me stesso –, spero di avere almeno un momento di lucidità per ricorrere a una massiccia dose di Veronal, come un tempo usava tra i grandi divi di Hollywood travolti dall’insuccesso e sopraffatti dalla depressione.

I bambini finalmente sono andati via e tutto, adesso, è ozioso stormire di fronde. Ma la requie improvvisamente finisce. È durata come la schiuma di latte sul cappuccino. Laide musichette promanano a turno dai cellulari delle due carampane. Poi, senza sosta, seguono inutili telefonate in vivavoce e superflue videochiamate. Una diabolica irrequietezza si è impossessata di loro finché non sopraggiunge anche il morbo esibizionista.

Come due invasate cominciano a studiare pose da contorsionista per fotografarsi a vicenda. Ogni loro imbarazzante prodezza è accompagnata da una gragnola di lazzi da adolescenti stupide. Esse devono avere entrambe una foto sulla scaletta della vasca, una sotto la doccia, un’altra sul trampolino o con il telo da mare che funge da pareo… Insomma, quello che riescono a produrre in meno di un quarto d’ora è il forsennato allestimento di rumorosi, ardimentosi e ridicoli numeri da circo.

Dopo l’ennesima piroetta in acqua di una di loro e il tuffo di pancia ripreso dal cellulare dell’amica, ritengo di averne avuto abbastanza. Avessi avuto del Veronal, penso, questo sarebbe stato il momento di usarlo.

Metto in spalla la borsa e mi dirigo all’uscita. Il bagnino mi guarda perplesso e mi chiede: «Va già via?»

«Sì, ho bisogno di pillole. Sa dov’è una farmacia?»

2 Commenti

  1. Formidabile… Ho avuto gli stessi pensieri quindici anni fa quando sono stato l’ultima volta in una piscina, per giunta pagando. Mi davano fastidio pure le mattonelle scambiate, i mazzetti di capelli, le ciabatte e gli infradito zuzzusi. Ed enclavi sdraio familistiche con parlesis incomprensibile, adolescenti al bar ammonticchiati a giocare a carte (erano quindici anni fa, ancora ci si giocava). Le frittate, le scodelle di plastica con le insalatine dietetiche. E pure gli pseudo-intellettuali col librone vincitore dello Strega di quell’anno, con tanto di fascetta del premio. Libro che immancabilmente lasceranno al terzo capitolo

    • Guarda che anche io ho pagato per questa deludente esperienza, e non c’era nemmeno lo pseudo-intellettuale con il librone. Se ci fosse stato, prima di andare via, gli avrei fatto i complimenti (non importa che libro leggesse).

      Un caro saluto
      Vincenzo

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