



Perché, quando la famiglietta1 eternamente vispa e festosa per un attimo si allontana, un nirvana di silenzio cala su questo luogo ameno? Perché, quando tutti gli stupidi giochi inventati da mamma e papà per rendere più sopportabile l’esistenza della loro treenne non trovano più sbocchi e cedono alla noia, questa zolla di spiaggia diventa un incantevole romitorio? Perché questi incoscienti propagatori di genere umano pretendono che il mondo e l’universo intero si uniformino alle loro frenetiche attività e diventino loro fieri complici nella funesta scansione dei ritmi del sonno, della veglia, del pranzo e perfino della toletta?
Nessun malaugurio raggiunge la cattiveria quanto quella di augurare al prossimo di vivere, anche poche ore, accanto a una di queste giovani illuse famigliette felici, ossia individui galleggianti in un sentimento acerbo e cellophanato dell’esistenza, della vita matrimoniale, della paternità e maternità intese come missione e dono di Dio.
Il cretino asservimento ai bisogni, ai desideri e alle continue richieste dei loro capricciosi catelli infantilizza questi genitori primipari al punto tale che essi non si rendono più conto di aver superato la soglia del ridicolo di molte spanne. Ed è così, infatti, che costoro si presentano agli altri: senza maschera, senza trucco e con la presuntuosa ingenuità degli ultimi arrivati nel circo della vita.
Ma a me, spettatore onusto di anni e indifferente ai loro superflui travagli, non rimane che piegare il telo da mare e ritornare a casa con una sola domanda nella testa: da chi mi è giunto il maleficio?