



A una decina di metri da me, una bionda ventenne si sdraia sulla sua lettiga pieghevole con la pregevole calma di chi ha vissuto numerose altre vite prima di questa. Il suo corpo, armonioso ed elegante come quello dell’Amazzone ferita di Policleto, attira l’attenzione e gli sguardi dei pochi uomini che giacciono, bolliti e rammolliti, sotto i loro parasole da discount. Anche l’uomo pingue e ginecomasto che di proposito ha steso un telo da mare poco più avanti indirizza verso di lei sguardi sottecchi con intenzioni predatorie.
Alla mia destra, una donna con glifi di rughe intorno agli occhi verdi e glutei appena insidiati dalla cellulite è annoiata dall’indifferenza del marito che scandaglia vite altrui esibite senza scorno su qualche social network. È in cerca di attenzioni e svaghi giacché di sole la sua pelle bruna ha già fatto bottino. Si leva dal suo giaciglio e mi passa davanti una due tre volte mostrando un circospetto interesse per la mia solitaria attività di cronista balneare, di fallito esteta da spiaggia, di ridicolo Aschenbach delle suburre.
Non c’è che dire: con lei gli anni sono stati generosi e clementi. Le colonne doriche delle sue gambe hanno resistito intrepide alla pugna con il tempo. E sebbene tra lei e la venere flava che le è di fronte ci sia un orrido di lustri, quest’audace signora non sembra averne cruccio.
Talvolta la bellezza è capricciosa, mi dico mentre annoto la frase sul mio piccolo cahier. È incontrollabile come un’esplosione, un deragliamento. Credo che derivi da questo il dolore che provoca, da questo dipenda la sua forza: dall’impossibilità di porvi rimedio. Essa è pungente, acuta, penetrante. Ha la capacità di oltrepassare le palpebre chiuse, fissarsi sulla retina e poi ristagnare nella memoria come un ricordo antico o come un sogno. Non basta ignorarla o voltarsi dall’altra parte perché la bellezza, quando c’è, è anche dall’altra parte. E non serve nemmeno correre o scappare perché essa t’insegue e va veloce.
Ma, dopotutto, cosa me ne faccio io della bellezza? Sono vecchio, ho sessant’anni, poco fiato e ho paura del dolore.