Dal Panopticon | Scritture

Max Beckmann - Schlafende, 1924

Lo svelamento della nudità tra scandalo, parola e morte / 4 – L’articolo su Pangea

QUANDO LA NUDITÀ È SOVRAESPOSTA, IL DESIDERIO RIMANE COSTANTE E INFINITO. SCORRIBANDA TRA I GUARDONI, DA BATAILLE A CALVINO

Se si ha cara la vita, la nudità di un corpo non può essere spiata. Il denudamento pubblico esige il consenso, l’intesa, l’accordo delle parti, altrimenti, per chi fraudolentemente si appropria di quella visione, il rischio è l’infermità, il castigo, la morte. Ed è l’occhio il primo organo ad avere la peggio. Non a caso l’immediata reazione di Artemide, quando scoprì di essere spiata da Atteone, fu quella di spruzzargli acqua sul volto con l’intento di distrarlo, confonderlo, accecarlo, se le fosse riuscito.

*

Con l’epifania tecnologica le cose non sono cambiate. La nudità non ha perduto la sua potenza neppure se svelata dall’occhio tecnologico dell’obiettivo di una macchina fotografica o da ripresa. Le maledizioni, le condanne e gli anatemi sono rimasti gli stessi, sopravvissuti anche alla dissoluzione del soggetto che la fotografia ha inesorabilmente accelerato (“[…] con essa la aseità dell’immagine si dà a vedere e, a un tempo, si nasconde come non potrà mai più fare”, si legge in Mario Costa, La fotografia senza soggetto).

Per continuare a leggere, vai su Pangea.


In copertina: Max Beckmann – Schlafende (1924, part.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *