



La mareggiata della scorsa notte ha sparigliato le carte. Un lugubre campo di battaglia è ora la spiaggia che, tuttavia, non scoraggia gli ominidi che giungono qui alla spicciolata. Soltanto i glifi della fronte corrugata somatizzano quell’espressione da lanzichenecco deluso che esprime il loro volto. Per il resto, l’ottusa baldanza è ancora esibita, a mo’ di blasone, insieme alla sciatteria del loro abbigliamento, alla pinguedine dei loro ventri e alla residua speranza di una bonaria resa delle avversità meteorologiche.
Anche gli ombrelloni sono chiusi giacché se al sole sono capaci di opporre una tenue difesa, alle moleste sferzate degli zefiri essi sono del tutto incapaci di resistere.
Così, le onde alte e la tramontana tengono finalmente a bada le sciocche esibizioni di queste creature indebolite nella carne e nello spirito. Tutt’intorno è vuoto, spazio libero e consolazione. Niente oggi è mortificato e afflitto dalla solita ciurmaglia di bagnanti.
Per oggi spariscono quelli dei racchettoni, quelli del pallone, quelli della ginnastica, quelli dei tuffi e delle capriole, quelli del salvagente, quelli della sabbia nel costume, quelli dell’abbronzatura a tutti i costi e quelli della crema solare (protezione 20, 30 o 50?), quelli del giornale (sempre di meno) e quelli della Settimana Enigmistica (rari), quelli delle imprescindibili videochiamate e quelli delle telefonate rigorosamente in vivavoce, quelli dei cani mai al guinzaglio, quelli che urlano ai figli e quelli che dei figli se ne fottono, quelli della pennichella, quelli del panino o dell’insalata, quelli del panino e dell’insalata, e quelli come me che, con indolente e saturnina albagia, ostentano uno spocchioso disprezzo per il vile consesso umano.
Degli ostinati che sono qui provo a immaginare gli squallidi pensieri nei quali, di certo, ricorre con insistenza l’imperativo: Se non posso fare il bagno, devo pur fare qualcosa. Questi animali da stabbio e da corvée ignorano il balsamico ristoro della noia o dell’inedia sullo spirito. Anzi, essi ignorano tutto, figuriamoci lo spirito.
Cosicché, non potendo fare altro, ora prende vita la stracca festinatio. La battigia si solca delle orme bipedi dell’implacabile struscio, quelle dei loro passi piccoli, incerti e rassegnati che propiziano l’arrivo immediato del sole. L’astro che invece io, almeno per oggi, spero non smargini le nuvole per imporre la sua incandescente fotta.