



Dove regna un’etica vi è sempre un corpo che accampa le sue pretese, questo si deve sapere.
L’etica non è che un corpo. La morale, invece, è un sepolcro imbiancato. Il bene, che molti credono sia il contenuto di un’etica, è soltanto un secondario accidente. Nulla di vago e incorporeo, infatti, vi è in un’etica. Anzi, si potrebbe dire che il corpo è la sua parte tangibile e consistente, la sua res extensa, come magnificamente avrebbe detto monsieur Descartes. Il corpo che qui si evoca è naturaliter quello umano e che fa presa sul mondo, giacché un sasso o la candela del celebre esempio cartesiano non hanno un corpo ma soltanto un promiscuo insieme di accidenti e qualità.
La casa editrice Polimnia Digital Edition ha appena pubblicato il quinto numero del Giornale di bordo. Forme dell’atto: etica, politica, psicanalisi, periodico diretto da Ettore Perrella.
Il volume, insieme ai contributi di Ettore Perrella, Moreno Manghi, Claudia Lodovichi, Ingrid Iencinella, Sandra Puiatti, Barbara Low e un corposo lavoro di e intorno a Jean Louis Schefer, ospita anche il mio saggio intitolato Inazione e irresponsabilità ovvero “note per un’etica del corpo”.
Un ringraziamento speciale va a Moreno Manghi che mi ha invitato a partecipare a questa edizione.
Il solo saggio è scaricabile gratuitamente da qui e, l’intero volume, dal sito dell’editore.