L’acustica del desiderio in Omero e Kafka – L’articolo su Pangea

“Chi ignaro ascolta la voce delle Sirene…”. L’acustica del desiderio in Omero e Kafka

Prendiamo Ulisse. Questo eroe saturnino un giorno dovette vedersela con le Sirene dalle cui manfrine, tuttavia, fu preventivamente messo in guardia dalla tremenda Circe. Se la dea dai bei riccioli (euplòkamos, così la chiama Omero) avesse taciuto, tenuto per sé il pericoloso segreto, non avremmo mai saputo quali seducenti poteri possedevano quelle diaboliche creature, di quale irresistibile forza era capace il loro canto tanto da attrarre a sé gli incauti marinai di passaggio dinanzi alla loro rocciosa dimora. […]

I suoi marinai, invece, non legati ad alcuna fune, sono liberi di muoversi ma non di sentire ciò che egli sente: il suono del desiderio. Qui, forse per la prima volta nella storia culturale dell’umanità, il desiderio si fa suono e vibra con le ugole di mostri marini. Il desiderio passa attraverso la voce e ai melismi del canto ma la cera che l’eroe ha compresso negli orecchi dei suoi uomini di mare esclude loro dal piacere perverso intonato dalle maliarde incantatrici. Ulisse inibisce il desiderio dei suoi marinai ostruendo la via d’accesso al senso dell’udito. Cosicché il duro lavoro dei remi li tiene, cauti e sordi, al loro posto. A loro non è dato desiderare. […]

L’incontro con le Sirene è raccontato in una manciata di versi e si conclude senza nessun colpo di scena. Anzi, si ha l’impressione che Omero voglia archiviare l’argomento delle Sirene per dedicare maggiore spazio ad altro. Per esempio, al successivo incontro di Ulisse, anch’esso potenzialmente catastrofico, con Scilla e Cariddi. Insomma, l’esperienza dell’eroe si situa soltanto al livello di una viva curiosità di ascolto o, detto diversamente, al livello di un’esperienza estetica. La verità sulla seduzione e sul desiderio rimane segretamente custodita da Circe. Soltanto la dea sa, Ulisse, invece, constata senza che tuttavia il segreto sia svelato. Della seduzione egli non conosce che l’esteriorità delle moine, dei gesti studiati, delle parole adescatrici, e del desiderio avverte soltanto l’impeto passionale impedito, però, dai nodi e dalle funi. Omero fa che Ulisse possa conoscere finanche i misteri dell’aldilà, eppure non gli consente di avere accesso a quelli della seduzione e del desiderio. […]

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