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L’uomo in fila – L’articolo su L’Intellettuale dissidente

DALL’UOMO IN RIVOLTA ALL’UOMO IN FILA. CONSIDERAZIONI SUL POPOLO, LA MASSA E IL MONOTEISMO VACCINALE

Ma il punto adesso non è più scegliere tra massa e popolo, tra lo spirito anarchico-rivoluzionario della moltitudine e il disciplinato corpo statale del popolo; ora, nel periodo in cui predomina il panico contagio del virus, il dilemma si è dissolto completamente. La parusia vaccinale ha portato con sé la rappresentazione di una comunità ridotta alla perfetta linearità di uomini incolonnati uno dietro l’altro o, per dirla con altre parole, alla rettilinea geometria della fila. Il popolo, dissoltosi in amene e innocue figurine, ora avanza ex ordine davanti all’autorità sanitaria in attesa di ricevere da essa l’eucarestia del vaccino. La fila è oggi quello che un popolo (e ancor di più una moltitudine) non avrebbe mai voluto diventare, quello contro cui un popolo, se si vedesse, farebbe gli scongiuri. All’uomo in rivolta a cui Camus faceva dire di no, “c’è un limite oltre il quale non andrai”, e che affermava l’esistenza di una frontiera oltre la quale a nessuno avrebbe consentito di spingersi, si è sostituito il taciturno uomo in fila. Ci si mette in fila alla mensa dei poveri, allo sportello delle pensioni, al turno di rancio in caserma, in una di quelle circostanze, insomma, in cui si brama o si postula qualcosa. A una delle due estremità di una fila vi è sempre un servitore, un damerino, un lacchè. La successione ordinata, muta e obbediente della fila è la misura empirica della paura e della rassegnazione. Il caos che regnava nelle prime fasi del contagio virale si è ora banalmente trasfigurato nella sfilata triste di coloro che invocano la salvezza. Il monoteismo vaccinale incoraggia il senso escatologico dell’esistenza.

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