Filosofia, utopia e felicità – L’articolo su L’Intellettuale dissidente

FIN DAI SUOI ALBORI LA FILOSOFIA SI È OCCUPATA DI COMPRENDERE E RAGGIUNGERE LA FELICITÀ MA, FORSE, SEMPLICEMENTE NON CI È CONCESSO DI ESSERE FELICI

Più che l’Essere o il Nulla, Dio o il Sommo Bene; più che l’eternità, l’immortalità dell’anima, il divenire o l’arché, ciò che assillò la filosofia fin dalle sue più remote origini fu il raggiungimento e la conservazione di uno stato di irenica soddisfazione, di una condizione permanente di tranquillità dell’animo, in poche parole, la felicità. Però se nel 1820 Leopardi scriveva ancora:

La filosofia moderna non si dee vantare di nulla se non è capace di ridurci a uno stato nel quale possiamo essere felici. (Frammento sul suicidio)

allora si capisce bene quali inutili traguardi la filosofia abbia raggiunto e quali miserabili esiti, dopo circa due millenni dalla sua “nascita”, abbia ottenuto.

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