Intellettuali o buffoni? L’articolo su L’Intellettuale Dissidente

L’era del contagio ha rivelato le ambizioni dei nostri intellettuali a libro paga: essere i servitori dei potenti e dei ruffiani. Ecco perché è ora di rileggere “Il tradimento dei chierici”

La gracilità del pensiero, la sua debolezza, consiste soprattutto nell’acritica uniformità al reale, nella resa incondizionata al sopruso del presente. La sua inanità si palesa col grido strozzato per convenienza e opportunismo, per quello che la vile bruzzaglia chiamerebbe il “tirare a campare”. Se da qualche parte vi fosse un solitario pensatore, un Waldegang o un piccolo Zarathustra, prima o poi qualche scarto ancora nobile del suo pensiero arriverebbe a lambire le nostre suburre. Invece qui da noi è tutto silenzio oppure un vanitoso frinire di cicale.

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