Dal Panopticon | Scritture

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Eudemonologia

Si è contenti, ecco tutto. Crediamo di essere felici e invece quel ridicolo e sospetto stato di euforia è soltanto contentezza. E nella contentezza freghiamo il prossimo, molestiamo il vicino, ci scambiamo visite e cortesie, amiamo qualcuno, facciamo figli. Ma intanto la divina grazia del sentimento si sfinisce nella smorfia del riso, nel gesto scomposto o nella chiassosa allegria.

Chiamiamo contentezza quel vigile stato di incoscienza, il negato accesso a un superiore benessere, a una calma sincera lontana dagli affanni.

Così conteniamo le nostre miserabili aspirazioni nei limiti di una frastornante e grossolana esistenza.
E ci accontentiamo, ci accontentiamo… poiché non ci è dato d’essere felici.

La felicità è nell’immaginazione dei bambini, nei libri dei teologi, nelle estasi dei santi.
Ma noi, per il rispetto che le tributiamo e con buona educazione, per ora la chiamiamo arroganza.

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