Fare filosofia senza l’uomo e senza la vita – L’articolo su Satisfiction

Sui saggi di «filosofia abiotica» di Marco Lanterna

Il poetino che arpeggia le sue frigide lasse seduto al tavolino di un bar o lo scribacchino che legge le sue novellette in piedi su una ribaltina davanti a un pubblico di fannulloni fanno da contraltare agli scemi del villaggio che in molti oggi reclamano come filosofi.

Quella che in questi tempi svaligiati si fa passare per filosofia, poco più di cinquant’anni fa sarebbe stata soltanto vomito di ubriachi. Convertitasi al marketing, ridottasi a intrattenimento festivaliero e a disciplina da diporto, la filosofia è ormai un innocuo passatempo. Meglio il sudoku.

Soltanto mezzo secolo fa c’erano filosofi il cui pensiero piegava le travi dei tetti e le cui parole erano più taglienti della durlindana di Orlando. Oggi, invece, questa risciacquatura di bottiglie viene venduta per vino d’annata, acqua di sentina spacciata per pregiato champagne.

[…]

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2 Commenti

  1. Appena ieri rispondevo ripiccato a un amico che mi consigliava “resilienza” rispetto ai soliti predoni accandemici con una sola parola “resistenza”, che preferisco alla resa, dacché come la resa comporta ignoto esito. Indignata e tignosa questa recensione, indispensabile e utile

    • Carissimo Girolamo,
      anche resilienza è ormai parola d’ordine. Sì, come dici, occorre opporre resistenza, tanta, anche con esiti incerti e spesso catastrofici.

      Concordo anche con la tua opinione sulla recensione, tranne sul tignosa giacché avara e tirata non mi sembra affatto.
      Indignato, sì, come sempre più spesso mi accade, dalla mediocrità e dal pressappochismo che vedo in giro e ai quali, pare, non ci sia rimedio se non il tuo sofferto resistere.

      Grazie per averla letta.

      Un abbraccio

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