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In spiaggia #9

La giovane sposa che poco fa misurava i cubiti di sabbia tra il mio e il suo riposto d’ombra, ora lucida l’armatura marina con abbondanti pozioni di unguenti offrendo la schiena allo sguardo lubrico degli uomini il cui ventre pingue tradisce l’ostentata sicurezza del loro passo marziale.

Il suo succinto costume, poco più che un filatterio, a stento tiene insieme un universo di gioie e maledizioni, di piaceri e anatemi. Vaticina in una lingua antica il suo corpo da sacerdotessa, custode di misteri. Sono salmi le sue anche perfette, inni a ignote divinità i suoi gesti composti, melliflui e lenti.

Io conto gli anni tra i miei e i suoi, improvviso calcoli, rimemoro genetliaci, confronto calendari, oroscopi e zodiaci ma l’aritmetica delle illusioni non mi soccorre.

In panne e in affanno, sbatto il muso contro il vetro lustro di quella sua giovinezza che ora mi appare felice, sfrenata e arrogante. E tutto l’impeto virile che le oppongo per celare la sconfitta, la vergogna e l’insufficienza pavida della mia senilità è il mesto assicurare la stabilità allo schienale imperfetto della mia sdraio.

***

In copertina: Giulio Turci – Altalena (1966, part)

2 commenti su “In spiaggia #9”

  1. Antonio Polidoro

    Ancora un godibilissimo brano dell’amico Enzo, tutto giocato sul registro “balneare” e sul rimpianto per un (presunto) infiacchimento del vigore virile, un’ “autodenuncia” che è, piuttosto, segno e sostanza, di perfetta efficienza in tutti i campi…
    E’ un vezzo molto diffuso, quasi una rassicurazione in termini di inefficienti prospettive….che diventa un investimento nello sviluppo di rapporti tra vicini d’ombrellone….
    Il vezzo di ricorrere a termini desueti o ricercati, non di rado eleganti, è caratteristica della prosa del mio amico Liguori, un vezzo che, in genere, non entusiasma il lettore, salvo a farlo con la consumata eleganza che distingue il nostro autore fin dagli anni giovanili…
    Stavolta rispolvera un termine greco della civiltà ebraica .
    Philaktèrion, un ” presidio ” assicurato dalla striscia membranacea dove erano scritte le antiche Leggi.
    Si portava sul braccio.
    Occorreva una felice , quanto deliziosamente insidiosa, trasposizione anatomica che carica di una inequivocabile valenza erotica il tutto……..
    Decisamente le tue sono letture gradevoli e gratificanti, ragionamenti brillanti e graffianti che sono il frutto di una “bella capo” come diciamo qui , in Terronia…
    Non privarcene, caro Enzo !
    E buona estate…..
    E qualche volta pensa agli effetti devastanti delle tue confessioni di potenzialità fiaccate su un ultrasettantenne come me per il quali l’ “aritmetica delle illusioni ” è , a dir poco, spietata….

    1. Il messaggio che il sistema automatico del sito mi invia per notificarmi la presenza di un commento a un articolo termina con una domanda inequivocabile: Approvi il commento?

      Certo che l’approvo!

      E come potrei rifiutare di approvare l’analisi appena letta – dettagliata, brillante, audace e decisamente divertita – che mi invia il mio caro amico Antonio.

      L’assiduo e costante impegno profuso nella lettura delle mie facezie letterarie, delle mie amenità da “scrittore da spiaggia”, amico carissimo, è il segno (anch’esso inequivocabile) della tua stima, quella della quale io mi fregio pur sapendo di non esserne all’altezza.

      Perciò, non posso che rispondere: grazie mille, davvero grazie, Antonio, per i complimenti, per la presenza, per gli incoraggiamenti, per la linfa benefica della tua dotta ironia e, soprattutto, per il tempo che mi dedichi.

      Un saluto e un abbraccio affettuosissimi.
      Vincenzo

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